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A caso

La storia d’Italia di Corrado Corradino, 1903

Prefazione

Metto nelle mani dei giovani questa mia tenue fatica e la raccomando alla bontà dei miei dotti e valorosi colleghi con una speranza che sovra ogni altra in’è cara: che essi cioè si persuadano non avere io mirato nè a fare, come suol dirsi, una speculazione, nè a facilitare l’esame agli scolari con la furba brevità del racconto.

Credo che uno dei mezzi più efficaci per educare le giovani generazioni al culto dei nobili ideali per i quali soltanto le nazioni si fanno prospere e grandi, sia la conoscenza della Storia patria. Tanto le glorie quanto le miserie, tanto le virtù quanto le colpe dei nostri padri sono per noi ammaestramento solenne; e chi sa per tempo infiammarsi di entusiasmo per le grandezze del suo paese o gemere sulle sventure del medesimo e deplorarne gli errori, quegli saprà anche negli anni del lavoro e della lotta informare le proprie azioni all’unico santo desi¬ derio di recare giovamento e splendore alla patria sua.

Più maturi di anni e di studi dovranno i giovani addentrarsi nelle segrete ragioni dei fatti, e rendersi conto delle trasformazioni a cui vanno soggette le istituzioni, i costumi , le idee; basta ai fanciulli la conoscenza dei fatti , così eloquenti nella loro semplicità grandiosa.

Ma mi sembra metodo cattivo anzi dannoso quell’esporre i fatti l’un dopo l’altro lasciandoli lì isolati, senza un legame che li connetta; onde ho cercato di confor¬ marmi bensì alle prescrizioni dei programmi ministeriali che con tanta ragione consigliano il metodo biografico, ma nel tempo stesso mi sono studiato che la mia , pur essendo una serie di racconti e biografie, fosse anche una storia atta a dare un’idea elementare ma precisa del logico svolgersi dei fatti nello spazio e nel tempo.

Con questi criteri l’opera mi è riuscita più lunga , è vero; ma non credo che altri me ne voglia fare una colpa. Oggidì sono anche troppi coloro che ad ogni costo e con libriccini microscopici cercano di agevolare ai giovani la via dello studio, avvezzandoli così ad abborrire da ogni fatica.

Io credo invece opera di educatore avveduto e di buon cittadino il far persuase le menti giovanili di questa gran verità: che di leggieri va perduto ciò che senza fatica si acquista, e che imparando di buon’ora a lottare con gli ostacoli e le asprezze del cammino l’uomo si fortifica e si avvezza a pigliar la vita per quello che veramente è: una cosa seria, a ben riuscire nella quale bisogna voler fortemente, faticar con coraggio e virtuosamente operare.

Corrado Corradino

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